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venerdì 26 giugno 2009

Abou El Kassim Britel e la barbarie dell'extraordinary rendition

Copincollo un'email inviatami da Khadija, tenace moglie di Abou El Kassim Britel, cittadino italiano detenuto in Marocco:

Qui il blog ed il sito di Khadija; qui qui e qui alcuni documenti sulla sua agghiacciante vicenda; una petizione rivolta allo statto italiano perché si muova per "il rispetto dei principi democratici e dei diritti fondamentali dell’uomo, quali enunciati nella dichiarazione universale" (ACCORDO EUROMEDITERRANEO, art.2)


Abou Elkassim Britel : un'importante iniziativa all 'ONU in occasione della giornata a sostegno delle vittime di tortura

L'American Civil Liberties Union e Alkarama for Human Rights si rivolgono al Relatore Speciale Onu sulla Tortura e a quello per la Promozione e Protezione dei Diritti Umani affinché indaghino sul caso Britel e sollevino il caso con i governi di Stati Uniti, Marocco, Pakistan e Italia.

Qui il comunicato stampa :
Italian "Extraordinary Rendition" Victim Still Held In Morocco Based On Tortured Confession (6/25/2009):

E sul blog dell'ACLU : Awaiting an End to Injustice: Rendition Victim’s Wife Speaks About Accountability and Torture

giovedì 3 aprile 2008

Caso Kassim Britel: parla sua moglie, Khadija

Su segnalazione di Khadija, copincollo da Arcoiris


Qui
la petizione per la liberazione di Kassim

Qui la segnalazione originale ed il video

Qui il sito di Khadija ed il blog; abbondante documentazione sulla vicenda qui



Il caso Britel - La Tana del Satyro intervista Anna Lucia Pighizzini

Il caso Britel - La Tana del Satyro intervista Anna Lucia Pighizzini Il caso Britel - La Tana del Satyro intervista Anna Lucia Pighizzini
Dall'11 settembre 2001, giorno del sanguinoso attentato alle Twin Towers, ci è stato detto che il mondo è cambiato e che erano necessarie nuove regole per fronteggiare la minaccia globale del terrorismo: negli USA è entrato in vigore il "Patriot Act", atto che ha ridotto fortemente le libertà civili dei cittadini americani, sono state scatenate le guerre in Afghanistan e in Iraq, è stato aperto l'infausto carcere di Guàntanamo e abbiamo conosciuto il drammatico fenomeno delle extraordinary renditions, rapimenti e deportazioni segrete operate dalla Cia, sostenuta in questi sforzi dalle intelligence e dai governi degli alleati europei, africani ed asiatici. Si è parlato molto del sequestro dell'imam egiziano Abu Omar a Milano, e invece ha trovato scarsa o nulla attenzione la vicenda di Abou Elkassim Britel, cittadino italiano di origini marocchine, incensurato e sottoposto ad extraordinary rendition nel marzo 2002, deportato dal Pakistan al Marocco, liberato senza accuse nel maggio 2003, nuovamente imprigionato nello stesso mese e condannato, in un processo non equo, a 12 anni di prigionia, ridotti a 9 in appello.
Tutto questo nella generale indifferenza dell'informazione, della politica e della diplomazia.
Abbiamo incontrato Anna Lucia Pighizzini, moglie di Abou Elkassim Britel, (convertitasi all'Islam con il nome di Khadija) per parlare della vicenda di suo marito, un abuso e una gravissima erosione dei diritti umani ai danni di un nostro concittadino, che offre molti spunti di riflessione alla tesi dominante secondo la quale, in nome della sicurezza è lecito sacrificare le libertà individuali.


Intervista a cura di Angelo Boccato

martedì 18 dicembre 2007

Abou Britel: lo sciopero della fame continua


Dal 16 novembre Kassim Britel

è in sciopero della fame :

chiede di essere liberato

17 dicembre 2007

Fair Trials International promuove un'azione per la liberazione di Abou Elkassim Britel :

1. lettere o messaggi che esprimano la preoccupazione per le sue condizioni e la richiesta della sua liberazione vanno inviate a:

- Ambasciata d'Italia, 2 Zankat Idriss Al Ahzar, Rabat, Marocco;

- On. Massimo D'Alema, Ministro degli Affari Esteri, Piazzale della Farnesina 1 - 00194 Roma, Italia;

- On. Clemente Mastella, Ministro della Giustizia, Largo Luigi Daga 2, I - 00164 ROMA, Italia;

- Sua Altezza Reale Mohammed VI, re del Marocco, Palazzo Reale, Rabat, Marocco

2. una mail (clic su 'contact us' nel sito di Fair Trials International) di conferma e sostegno direttamente all'associazione che si occupa di cittadini europei, coinvolti in procedimenti penali all'estero, i cui diritti sono stati violati o rischiano di esserlo.

Kassim e Khadija ringraziano tutti coloro che li stanno sostenendo, ogni mail, ogni messaggio è per noi aiuto e prezioso incoraggiamento, grazie!

Il Manifesto del 16 dicembre dedica l'intera pag. 3 al caso Britel - articolo di Stefano Liberti ed intervista a Claudio Fava di Alberto D'Argenzio. Grazie!

15 dicembre 2007

Oggi fanno trenta giorni che Kassim Britel rifiuta il cibo: giorni senza riposo, di silenzio, di sofferenza, di attesa.

Ad Ain Bourja, Kassim cerca di tenersi ritto mentre prega, ignorando i battiti affrettati a tagliare il respiro, la testa pesante, il ventre spalancato a reclamar pienezza, le viscere doloranti e acquose, la schiena che pare spezzata, …

Così ieri è svenuto, i suoi compagni l'hanno aiutato, il medico gli ha contato le costole: è molto dimagrito, eppure di ora in ora cresce la sua determinazione, una determinazione che nulla può scalfire.

Ci sentiamo al telefono, umiliata io, una volta di più dal silenzio del nostro Paese, dal fluire delle mie giornate di lavoro come se nulla fosse, con il tarlo della sua possibile morte eppure solidale con lui fino in fondo, perché quest'ingiustizia che ci ha privato della vita deve finire, in un modo o nell'altro.

E gli racconto come meglio posso del bene che avremo, e lui ha un pensiero di fede, una parola buona che solleva la pena taciuta e nascosta. Con lui sono calma, so che non ci succederà nulla che non ci sia stato destinato.

Nella nostra casa vuota, lavoro come sempre per la vita di mio marito, pena e collera sono intollerabili, Kassim ha già patito troppe violenze e privazioni, so che non resisterà a lungo, già ora si poggia ad un bastone per muovere qualche passo, ieri non è stato in grado d'incontrare sua sorella…

Per il rispetto dovuto ad ogni vita, per la giustizia dovuta alla vittima innocente di una "guerra" non sua, per la nostra famiglia separata da quasi sei anni, che il Governo italiano si decida finalmente a portare a casa questo cittadino!



Khadija

domenica 16 dicembre 2007

Kassim: trentesimo giorno di sciopero della fame

Su "Il Manifesto" di stamani, 16 dicembre, a pag.3, c'è un articolo di Stefano Liberti sul caso Kassim, come pure un'intervista al parlamentare europeo Claudio Fava, che in più occasioni ha parlato del caso Britel, l'unico cittadino italiano vittima a tutt'oggi di extraordinary rendition e recluso in un carcere marocchino.

« Io, musulmano italiano, lasciato marcire in Marocco »

Qui la dichiarazione di Khadija, moglie di Kassim, a 30 giorni dall'inizio dello sciopero della fame

"Oggi fanno trenta giorni che Kassim Britel rifiuta il cibo: giorni senza riposo, di silenzio, di sofferenza, di attesa.

Ad Ain Bourja, Kassim cerca di tenersi ritto mentre prega, ignorando i battiti affrettati a tagliare il respiro, la testa pesante, il ventre spalancato a reclamar pienezza, le viscere doloranti e acquose, la schiena che pare spezzata, …

Così ieri è svenuto, i suoi compagni l'hanno aiutato, il medico gli ha contato le costole: è molto dimagrito, eppure di ora in ora cresce la sua determinazione, una determinazione che nulla può scalfire.

Ci sentiamo al telefono, umiliata io, una volta di più dal silenzio del nostro Paese, dal fluire delle mie giornate di lavoro come se nulla fosse, con il tarlo della sua possibile morte eppure solidale con lui fino in fondo, perché quest'ingiustizia che ci ha privato della vita deve finire, in un modo o nell'altro.

E gli racconto come meglio posso del bene che avremo, e lui ha un pensiero di fede, una parola buona che solleva la pena taciuta e nascosta. Con lui sono calma, so che non ci succederà nulla che non ci sia stato destinato.

Nella nostra casa vuota, lavoro come sempre per la vita di mio marito, pena e collera sono intollerabili, Kassim ha già patito troppe violenze e privazioni, so che non resisterà a lungo, già ora si poggia ad un bastone per muovere qualche passo, ieri non è stato in grado d'incontrare sua sorella…

Per il rispetto dovuto ad ogni vita, per la giustizia dovuta alla vittima innocente di una "guerra" non sua, per la nostra famiglia separata da quasi sei anni, che il Governo italiano si decida finalmente a portare a casa questo cittadino!"


Khadija