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giovedì 2 luglio 2009

Law and Order, ovvero legge e sganassoni

Segnalo questa pepata e documentata presentazione del nuovo libro di Stefano Livadiotti, giornalista de l'Espresso non nuovo a libri discussi e "impegnati"*, "MAGISTRATI L'ULTRACASTA, su sprechi ed abusi, mancanze ed inefficienze, vizi umani e difetti normo-procedurali della Magistratura italiana, quella categoria professionale ed espressione del potere statale cui i Padri costituenti dedicarono un "capitolo" (il Titolo IV) della nostra Costituzione **.
A chi volesse studiare più volte e con calma il dibattito, consiglio di scaricare senza indugio, perché dopo tre settimane i files audio/video di Radio Radicale non sono più scaricabili, porca ciabatta....



* Premesso che non ho ancora letto il libro, ma solo recensioni ed interviste, faccio qualche piccola osservazione:
in realtà, come per il libro sul sindacato confederale megagalattico, Livadiotti non fa scoop né dice cose veramente nuove, da quello che ho capito, ma è durissimo (e prevedibile) il volume di fuoco scaricatogli addosso dai magistrati presenti, nonostante la precisione dei dati e la serietà delle fonti da cui questi ultimi sono tratti.
Forse anche in ragione di questi ;-)
Forse non è tanto la verità ad essere un atto rivoluzionario, considerando che non è un mistero per nessuno che la giustizia in Italia sia uno schifo abnorme e che parecchi magistrati abbiano delle responsabilità in questo sfacelo; rivoluzionarie e dunque rarissime sono le conseguenze dell'esasperazione per una verità che fa giustamente infuriare.

** Checché ne dica Capezzone, che da segretario radicale in un bel dibattito sulla giustizia disse che la magistratura è "un concetto sconosciuto alla nostra costituzione".....

giovedì 24 gennaio 2008

Giustizia in Italia: è ora di fare i conti

Che il sistema giustizia in Italia non sia esattamente eccellente è ben noto.
Che permetta ad imputati eccellenti di tirare in lungo con il processo per arrivare finalmente alla prescrizione del reato, è anche questo fuor di dubbio.
Dalla lentezza dei procedimenti giudiziari derivano la maggior parte delle condanne in sede europea.

Ma alcuni dati pubblicati recentemente mi dànno da pensare su un altro punto, la responsabilità civile e penale dei magistrati (vecchia battaglia radicale).

Possibile che su 3612 istruttorie aperte contro magistrati accusati di comportamento indegno o irresponsabile si contino 3612 assoluzioni?

Possibile che se un procuratore, fra rinvio a giudizio (deciso dal giudice, altro responsabile), tempi matusalemmici dei processi ed infine assoluzione o proscioglimento da qualsivoglia accusa (come è successo a Kassim, dopo anni di indagine o a tanti altri) ti rovina anni della tua vita, non paghi neanche in termini economici per il suo errore?

Tutto questo merita riflessione, senza parlare di toghe rosse, complotti e golpe del CSM e casini vari all'italiana.

Ma semplicemente ricordandosi e ricordando ai magistrati che anche loro sono sottoposti alle pene previste dalla legge.

giovedì 13 dicembre 2007

Convegno sulla giustizia

Un piccolo esercito di magistrati fuori ruolo, anziché esercitare le funzioni giurisdizionali, è distaccato in incarichi di diretta o indiretta collaborazione con i Ministri. Sottosegretari, Capi di Gabinetto, Capi, Sottocapi e Funzionari di interi Uffici Legislativi, Portavoce di Ministri, di fatto scelti dalle correnti della magistratura associata, ogni giorno, da decenni, esercitano un pressoché assoluto monopolio “tecnico” sulle scelte “politiche” compiute dal Governo ed in particolar modo dal Ministro della Giustizia.

Occorre andare alla radice dell’irrisolto problema Giustizia, comprenderne le ragioni profonde, verificare le responsabilità e capire se in questo sistema si annidano le cause delle mancate riforme capaci di risolvere la “Questione Giustizia”, la giustizia come problema e questione sociale.
Potere Esecutivo e Potere Giudiziario, una commistione tra politica e magistratura, in particolar modo nel Ministero della Giustizia, che viene da lontano, di cui si parla e si conosce poco e sulla quale occorre far luce...

Radicali Italiani
e
Il Comitato Radicale per la Giustizia “Piero Calamandrei”
organizzano il

Convegno
“Magistrati, Ministeri e Separazione dei Poteri: una proposta di legge per tornare alla Costituzione”

Camera dei Deputati - Sala del Refettorio - Palazzo San Macuto
Mercoledì 19 dicembre 2007- Ore 09,30

Interventi programmati

Prof. Giuseppe Di Federico

(Ordinamento Giudiziario - Università di Bologna, già membro del CSM)

Prof. Alfonso Celotto

(Ordinario di Diritto Costituzionale - Università Roma Tre)

Prof. Antonio D’Andrea

(Ordinario di Diritto Costituzionale – Università degli Studi di Brescia)

Prof. Giampiero di Plinio

(Prof. ordinario di Istituzioni di diritto pubblico Dipartimento Scienze giuridiche - Università Chieti/Pescara

Prof. Tommaso Edoardo Frosini

(Ordinario Diritto Pubblico Comparato – Università di Napoli “Suor Orsola Beninca”)

Prof. Mario Patrono

(Ordinario Diritto Pubblico – Università La Sapienza di Roma)

Prof. Avv. Nicolò Zanon

(Ordinario di Diritto Costituzionale – Università degli Studi di Milano)

Avv. Renato Borzone

(Segretario Nazionale Unione Camere Penali Italiane)

Avv. Gian Domenico Caiazza

(Presidente Camera Penale di Roma)

Dr. Bruno Tinti

(Procuratore Aggiunto presso la Procura di Torino)

Dr. Giuseppe Corasaniti

(Sostituto Procuratore presso la Procura di Roma)

Dr. Giuseppe Bianco

(Sostituto Procuratore presso la Procura di Firenze)

Sen. Avv. Roberto Manzione

(Ulivo, Vicepresidente Commissione Giustizia del Senato)

On. Avv. Gaetano Pecorella

(Responsabile Giustizia di Forza Italia, Commissione Giustizia della Camera )

Sen. Avv. Cesare Salvi

(Presidente Commissione Giustizia del Senato)

Interviene

Rita Bernardini

(Segretaria Nazionale Radicali Italiani)

Conclude

Marco Pannella

Coordina i lavori

Avv. Giuseppe Rossodivita

(Giunta Esecutiva Nazionale Radicali Italiani
Responsabile Comitato Radicale per la Giustizia “Piero Calamandrei”)







Per la locandina, vedi qui

domenica 2 dicembre 2007

L'Italia anomala e l'anomalia radicale

Un dibattito molto interessante sulla giustizia italiana cui hanno preso parte Marco Travaglio, Daniele Capezzone e Giampaolo Zancan mi stimola a pensare da un'altra prospettiva sull'anomalia radicale, su cui ho già sbattuto la testa più volte (qui qui e qui).

Il dibattito, serio ed accalorato, ha toccato alcuni temi chiave: separazione delle carriere e conseguente netta distinzione fra magistratura inquirente e giudicante; riaffermazione dell'obbligatorietà dell'azione penale; semplificazione delle procedure; assicurazione delle garanzie costituzionali delle parti in causa ecc.

Ma le tensioni e le differenze sono scoppiate soprattutto sulla particolarità della situazione italiana,

dove molti magistrati sono riuniti in associazioni con un più o meno preciso sentire politico (ciò che secondo alcuni fa dubitare dell'imparzialità del giudice),

dove alcune sentenze di incredibile gravità non hanno il peso massmediatico e politico dovuto,

dove le grandi inchieste e le grandi sentenze (teoricamente basate su fatti, documenti e testimonianze incrociate o comprovate dunque verosimili) creano spartiacque popolari e tensioni fortissime.
Non solo a livello politico e castale.


In particolare, intorno al Palavobis, alcune frasi di Capezzone rivolte a Zancan e Travaglio mi hanno colpito: "l'anomalia siete voi e Berlusconi (1h 27m)"; "voi vi create a vicenda (1h 41m); "avete bisogno gli uni degli altri" (1 h 42m).


Beh, in qualche modo è vero: i magistrati di idee liberal (Zancan è sempre stato vicino ai radicali) ed i giornalisti d'inchiesta (come Travaglio oggettivamente è, i suoi libri, molto documentati, cantano) esistono ovunque; ma appunto nella loro presenza (normale) in un paese misterioso sta la loro anomalia.


Capezzone stesso, allora virgulto e astro nascente del movimento radicale, non può non essere definito un politico anomalo nel deprimente panorama politico italiano.

Quello che Capezzone e molti radicali non accettavano e non accettano (Palavobis, Travaglio, Micromega ecc.) è un'anomalia che reputano antidemocratica, giustizialista e forcaiola; ma (qualunque opinione si abbia delle suddette persone e dei suddetti fenomeni) quali sono i parametri per giudicare male un'anomalia?

I Radicali stessi sono un'anomalia nel panorama europeo: essi sono il pungolo di un Paese anomalo perché diventi "normale", cioè perché la corruzione, il classismo, il partitismo, la situazione politica economica e sociale del Paese rientrino più o meno nei parametri di un paese "democratico".

Cosa sarebbe dei Radicali se non esistesse un "caso Italia"?

Certe volte ci sarebbe da chiedersi se non sia una cosa anomala che i Radicali non esistano anche nei Paesi "normali".

E cosa succederebbe se l'Italia divenisse un paese normale.


Forse bisognerebbe smetterla di considerare negativamente l'anomalia in quanto tale...