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martedì 3 febbraio 2009

I Radicali e lo stato di diritto

Segnalo questa bellissima lettera aperta di Filcusum ai dirigenti radicali Rita Bernardini e Sergio d'Elia, sperando ed auspicando che rispondano pubblicamente alle sue educate ed a mio parere condivisibili critiche. Consiglio inoltre la lettura della discussione su fainotizia.



Lettera aperta a Rita Bernardini e Sergio D'Elia

filippo cusumanof.c.Cari Bernardini e D'Elia

Inizio questa lettera offrendovi la mia solidarietà per gli insulti e gli attacchi ricevuti.

La condizione di chi sta in carcere in Italia è per diversi aspetti inquietante e avete fatto bene ad occuparvene . Nella fattispecie in questione, poi, avete avuto anche coraggio a farlo, visto il clima ( affrontare l'impopolarità per una causa giusta non è da tutti, bisogna riconoscerlo).

Detto questo però debbo dirvi che, a mio avviso, c'è in Italia qualcosa di molto più inquietante della questione per la quale vi siete battuti.


E questa cosa MOLTO PIU' INQUIETANTE è L'INCERTEZZA DELLA PENA.

Non c'è niente di più facile che farla franca.

E non parliamo solo di Previti ( che alla fine ha scontato solo pochi giorni di carcere per un reato gravissimo) .
Parliamo degli stupratori di "buona famiglia", quelli che, solo perchè incensurati, vengono rimandati a casa dopo una notte in questura, in attesa di un processo nel quale il combinato disposto di fedina penale pulita e di attenuanti generiche produrrà una pena irrisoria e offensiva per le vittime.


Parliamo di coloro che fanno stalking ( e subiscono una pena solo in caso di morte o aggressione delle loro vittime, sempre che non riescano a provare la loro infermità mentale)

Parliamo di quelli che mettono a repentaglio la vita dei lavoratori, facendoli operare senza il rispetto delle regole di sicurezza.

Parliamo di quelli che commettono il reato di truffa o di aggiottaggio, derubando dei loro averi tanti piccoli risparmiatori.

Insomma ( potrei continuare con un lungo elenco) ci sono troppe persone deboli, fisicamente, economicamente, psicologicamente in Italia che corrono il rischio di essere offese o danneggiate senza avere la certezza che chi commette dei reati nei loro confronti ne subisca le conseguenze.

Insomma, cari Bernardini e D'Elia, la domanda è lecita: una battaglia per la certezza della pena è veramente una battaglia così di destra, così di retroguardia da doverla lasciare in ostaggio ad altri?

Attenzione, perchè corriamo un rischio paradossale,

E il rischio è questo.

I politici conservatori continueranno ad intercettare i voti dei ceti deboli, mostrandosi a parole sensibili alle offese e agli oltraggi di cui essi sono vittime potenziali ,salvo poi disinteressarsene all'atto pratico ( vedi ultimamente i vincoli sulle intercettazioni e sulla class action).

I politici progressisti, quali voi e molti altri, continueranno ad apparire come quelli che, invece di farsi concretamente paladini dei più deboli, preferiscono far sentire la loro voce a tutela dei violenti.

So benissimo che così non è , ma voi sapete meglio di me che così finisce per sembrare. E questo è ciò che "conta" nelle democrazie "mediatiche".

Insomma in buona sostanza, cari Bernardini e D'Elia, continuate pure la vostra battaglia, ma, se non volete essere equivocati e fraintesi, intraprendetene anche un'altra per la certezza della pena.

Perchè battersi per una pena certa è battersi per i più deboli.

E un radicale dovrebbe farlo sempre.

Cordialmente e con stima.

Filippo Cusumano.

giovedì 13 dicembre 2007

Convegno sulla giustizia

Un piccolo esercito di magistrati fuori ruolo, anziché esercitare le funzioni giurisdizionali, è distaccato in incarichi di diretta o indiretta collaborazione con i Ministri. Sottosegretari, Capi di Gabinetto, Capi, Sottocapi e Funzionari di interi Uffici Legislativi, Portavoce di Ministri, di fatto scelti dalle correnti della magistratura associata, ogni giorno, da decenni, esercitano un pressoché assoluto monopolio “tecnico” sulle scelte “politiche” compiute dal Governo ed in particolar modo dal Ministro della Giustizia.

Occorre andare alla radice dell’irrisolto problema Giustizia, comprenderne le ragioni profonde, verificare le responsabilità e capire se in questo sistema si annidano le cause delle mancate riforme capaci di risolvere la “Questione Giustizia”, la giustizia come problema e questione sociale.
Potere Esecutivo e Potere Giudiziario, una commistione tra politica e magistratura, in particolar modo nel Ministero della Giustizia, che viene da lontano, di cui si parla e si conosce poco e sulla quale occorre far luce...

Radicali Italiani
e
Il Comitato Radicale per la Giustizia “Piero Calamandrei”
organizzano il

Convegno
“Magistrati, Ministeri e Separazione dei Poteri: una proposta di legge per tornare alla Costituzione”

Camera dei Deputati - Sala del Refettorio - Palazzo San Macuto
Mercoledì 19 dicembre 2007- Ore 09,30

Interventi programmati

Prof. Giuseppe Di Federico

(Ordinamento Giudiziario - Università di Bologna, già membro del CSM)

Prof. Alfonso Celotto

(Ordinario di Diritto Costituzionale - Università Roma Tre)

Prof. Antonio D’Andrea

(Ordinario di Diritto Costituzionale – Università degli Studi di Brescia)

Prof. Giampiero di Plinio

(Prof. ordinario di Istituzioni di diritto pubblico Dipartimento Scienze giuridiche - Università Chieti/Pescara

Prof. Tommaso Edoardo Frosini

(Ordinario Diritto Pubblico Comparato – Università di Napoli “Suor Orsola Beninca”)

Prof. Mario Patrono

(Ordinario Diritto Pubblico – Università La Sapienza di Roma)

Prof. Avv. Nicolò Zanon

(Ordinario di Diritto Costituzionale – Università degli Studi di Milano)

Avv. Renato Borzone

(Segretario Nazionale Unione Camere Penali Italiane)

Avv. Gian Domenico Caiazza

(Presidente Camera Penale di Roma)

Dr. Bruno Tinti

(Procuratore Aggiunto presso la Procura di Torino)

Dr. Giuseppe Corasaniti

(Sostituto Procuratore presso la Procura di Roma)

Dr. Giuseppe Bianco

(Sostituto Procuratore presso la Procura di Firenze)

Sen. Avv. Roberto Manzione

(Ulivo, Vicepresidente Commissione Giustizia del Senato)

On. Avv. Gaetano Pecorella

(Responsabile Giustizia di Forza Italia, Commissione Giustizia della Camera )

Sen. Avv. Cesare Salvi

(Presidente Commissione Giustizia del Senato)

Interviene

Rita Bernardini

(Segretaria Nazionale Radicali Italiani)

Conclude

Marco Pannella

Coordina i lavori

Avv. Giuseppe Rossodivita

(Giunta Esecutiva Nazionale Radicali Italiani
Responsabile Comitato Radicale per la Giustizia “Piero Calamandrei”)







Per la locandina, vedi qui